Gli Ammortizzatori Sociali in Italia



Elsa Fornero

Chi ha seguito la lunga discussione che ha preceduto il varo della riforma del mercato del lavoro, sa ormai benissimo che la situazione italiana è molto particolare. Nel nostro paese, infatti, esiste da sempre un problema legato agli ammortizzatori sociali, cioè quelle forme di sostegno verso i segmenti più deboli della popolazione, quelli che per un motivo o per l’altro hanno grandi difficoltà a reperire le risorse per sostenere una vita dignitosa. In queste fasce possono rientrare molte tipologie: lavoratori con forme contrattuali atipiche, disoccupati di lungo periodo o coloro che hanno temporaneamente perso il lavoro, solo per fare un esempio.

Mentre negli altri paesi esistono forme di sostegno al reddito, particolarmente efficaci in Francia, Germania e Inghilterra, cioè i paesi con cui ci dovremmo confrontare, da noi tali forme non esistono e il welfare non è certo universale, bensì si limita a coprire chi ha perso il proprio lavoro e solo per un certo periodo. Ecco perché nella discussione sul mercato del lavoro, si è assistito al balletto tra un governo che voleva togliere la Cassa Integrazione, rivolta chiaramente solo a chi perde il lavoro e i sindacati che invece difendevano questo istituto.

Quale è la ragione di fondo di questa difesa? Chiaramente una forma come la Cassa Integrazione cerca di difendere non solo il lavoratore, ma anche il posto di lavoro da lui temporaneamente abbandonato. Mentre il sussidio di disoccupazione generalizzato, rivolto anche a chi magari non ha mai trovato un lavoro, diventa una forma di sostegno al reddito indipendente dalla esistenza o meno di un posto di lavoro. Se da un lato, si può comprendere l’atteggiamento sindacale, giustificato dalla paura di una deindustrializzazione, dall’altro suona difficile capire l’atteggiamento ostruzionistico verso il welfare universale prospettato da Elsa Fornero.

Basti vedere il caso tedesco, ove la difesa del reddito indipendentemente dalla esistenza o meno di un lavoro, rende possibile anche a chi non lavora, temporaneamente o meno, di essere consumatore a tutti gli effetti, contribuendo in tal modo alla formazione della ricchezza nazionale senza le pesanti ricadute sui consumi che stanno invece portando a fondo l’economia italiana, ove ampie fasce di cittadini a seguito delle manovre tese a mettere in sicurezza i conti pubblici, hanno visto azzerarsi la loro propensione agli acquisti. E un cittadino che non acquista, diventa un peso per il circuito economico, cosa che in Germania hanno capito alla perfezione.

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