Riscatto Case Popolari: come funziona



Comprare una casa non è la cosa più facile del mondo, soprattutto quando i soldi sono pochi e l’opzione del mutuo può essere molto rischiosa. Ma per alcuni “fortunati” che ne hanno i requisiti la soluzione di questo problema può essere molto più semplice di quanto non sembri. Per chi vive in affitto nelle cosiddette “case popolari”, o anche non direttamente, ha i nonni e i genitori che usufruiscono di questi alloggi, c’ è la possibilità del riscatto. Che cosa significa? Si tratta di un speciale tipo di contratto nel quale l’affittuario (quello che legalmente viene definito come colui che ha il “godimento del bene”) utilizza i pagamenti degli affitti come anticipo sul costo della casa, da corrispondere al proprietario. Dopo un certo periodo, definito all’inizio, il bene viene quindi “riscattato” e diviene di proprietà dell’affittuario.

I tempi e le spese non sono però determinabili in maniera assoluta: di provincia in provincia l’ente che sovrintende alle Case Popolari, che una volta era denominato come Istituto Autonomo per le Case Popolari, e aveva sede in ogni provincia, ma che ora in molte di esse è stato sostituito da altri enti pubblici (come l’Ater di Padova), decide, di concerto con il comune, i bandi relativi al riscatto delle case popolari. I bandi vengono istituiti sulla base sostanzialmente di motivi economici: se il mantenimento delle case popolari grava troppo sugli istituti pubblici, la soluzione più semplice è richiedere a tutti gli interessati (cioè gli affittuari), se sono interessati al meccanismo del riscatto.

I termini sono però generalmente i seguenti: il termine di assegnazione (della casa popolare in affitto) deve essere decorso (e di solito è fissato in 35 anni)ed essere in regola con i versamenti al comune. Possono ricorrere al riscatto coloro che sono i beneficiari dell’originaria assegnazione; in caso di decesso del beneficiario la casa entra a far parte dei beni ricadenti nella legittima successione: gli eventuali eredi possono quindi avere diritto al riscatto a loro volta.

Una volta riscattata (ma ci possono volere anche molti anni: e c’è anche un numero di anni non precisato, dopo il riscatto, nei quali l’ente “venditore” può esercitare il diritto di prelazione, nel caso volessimo rivendere l’immobile) la casa sarà a tutti gli effetti di nostra proprietà: il che vuol dire che anche tutte le spese saranno a nostro carico.

Per “spese” non si intende in questo caso le banali spese relative alle bollette, ma quelle di condominio e quelle più importanti concernenti, per esempio, la ristrutturazione dello stabile, il ri-asfalto del parcheggio ecc., che il comune può decidere autonomamente, in quanto tutto il resto, oltre alla casa che abbiamo riscattato, rimane di sua proprietà.

Rimane comunque una buona opportunità di risparmio; da valutare, se si hanno i requisiti, tanto più ora che diviene sempre più insistente la possibilità di un Piano Casa del Governo che prevede la vendita del patrimonio statale, e quindi anche dei suoi immobili (con agevolazioni consistenti, proprio per incentivarne la vendita).

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